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to a nightingale

ho immaginato
come sarebbe
tornare indietro di qualche anno
epidermica eco
scivolata dalle pieghe
di un lenzuolo freddo
con le bocche 
dietro le quinte spalancate
tra cuscini di orologi preraffaelliti
sfilano i profili

nightingale di troppi poeti
ciascuno lo fa per sé
questo ritratto del nulla

senza parole

il segreto del bosco vecchio

a me viandante
degli spazi bianchi
pregasi non lasciare impronte
con tutte quelle
affondate sotto la schiuma
di parole venute a galla
aprimmo la fabbrica del riciclo

rotolano
quando tossisce il giorno
breccioline di rumore

archetipo

erano orfismi
le parole mie sospesi
teli di ragno
tra le sponde dell’anima
chi fu a inventare il suono
rovesciato su cinque corde di notte?
La stanza
dove non si riusciva a buttar fuori
la luna a motore..
gli scuri tornavano indietro
- ch(e) lu passant(e) - 
diceva mamma
- se lu so’ magnat(e) li tarl(e) -
e a me disegnava occhiaie
l’insonnia
Quel tarlo un giorno mi si presentò
e mi disse
- sono la tua parola -

ciò che non sono, che non 6

 

sulla Palermo-Bangkok

come tenermi lontana
dal corpo di parole
appoggiate
a un recinto di cielo
la pervicacia
di non farsi toccare
quel rigore cattivo
come dell’orso sopraggiunto
di macchia nera intermittente
tra il piano e le forre

nella rete
entrambi
a dirci
di come si diventa brutti
di come ci si gira male
su questo percorso non

appoggiandosi